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UNA PARTE IMPORTANTE DELLA NOSTRA MEMORIA


 

una pubblicazione di Marcello Meneghin "ACQUEDOTTI Realtà e futuro" la descrizione documentata delle incongruenza degli acquedotti italiani culminante in perdite occulte pari alla metà dell’acqua totale prodotta,:




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ELBA 2OOO : “ ATTENZIONE IL DISSALATORE DI MOLA E’ UN BIDONE AL VELENO PEGGIORE DI QUELLO DEL BURACCIO"

pubblicato martedì 12 marzo 2019 alle ore 09:05:03


ELBA 2OOO : “ ATTENZIONE  IL DISSALATORE   DI MOLA  E’ UN  BIDONE  AL VELENO PEGGIORE   DI  QUELLO DEL BURACCIO

 



 



Che  il dissalatore  di Mola  possa  rivelarsi  il  Bidone al veleno N.2  è  certo .  Se  avete la pazienza di leggere  questa ricostruzione   che  spiega come  nacque  il  Bidone al veleno del    BURACCIO , allora  avrete   qualche elemento in più per  capire il  perché.  Ma capirete  anche il  livello della nostra  classe  dirigente ; e  come la  Regione  Toscana,  in rappresentanza  di interessi vari, se ne sia   abbondantemente   approfittata. Non solo, ma  scaricando tutti  gli effetti  negativi sui  cittadini elbani: dal costo del servizio all'aria avvelenata.  Il  Movimento  Elba 2000   face  una  campagna  durissima  contro  quel progetto , tanto da  far  dimettere   il commissario ad acta   Ragionier Daviddi, richiamato,però,   subito  in carica  dal  coro unanime dei sindaci elbani.



Adesso,   a distanza  di 20 anni, non facciamo lo stesso errore  con il Dissalatore di Mola



 



Il Bidone al veleno del Burraccio e  la drammatica  verità - Movimento  ELBA 2000



                                                    Pubblicato  il  13 ottobre  1998



 



 



E’ ancora peggio di quanto si pensasse. Abbiamo sempre saputo di essere dalla parte della ragione, abbiamo sempre scritto la verità, ma pensavamo all’inizio, onestamente, di calcare un po’ troppo la mano, di essere un po’ “eccessivi”, soprattutto nei toni; lo scopo, evidente, era quello di sensibilizzare l’opinione pubblica su alcuni temi di grande rilievo. Per questo, in una prima fase, abbiamo usato con un certo pudore  termini o espressioni come ”colonizzazione, “ascari”, “parassitario avanzato”, ecc.



Abbiamo poi via via capito, da quello che stava accadendo e dalla realtà che si stava aprendo di fronte a noi , di avere solo parzialmente intuito certi fatti, abbiamo capito che davvero non c’è limite al peggio e che la realtà è spesso assai più amara (e drammatica) di quanto avevamo pensato ad un primo esame.



Anche il titolo di un pezzo che abbiamo pubblicato sull’ultimo numero di “Elba 2000” e che si dice abbia provocato le dimissioni (ovviamente respinte) del “commissario ad acta” per il bruciatore poteva sembrare un po’ esagerato: “Buraccio un bidone al veleno”



E invece, purtroppo, ancora una volta, i fatti si stanno rivelando molto più gravi di quanto inizialmente avevamo creduto. Ricostruiamo, brevemente, gli avvenimenti.



 



 



C’era una volta un isola felice chiamata Elba, dove otto sindaci, senza palle né senso di responsabilità, non riuscivano ad accordarsi sul luogo nel quale fare sorgere la nuova discarica.



La regione allora, giustamente, nominò il proprio proconsole, con poteri di vita e di morte in materia di smaltimento dei rifiuti.



 



 Un ragioniere che ragiona



 



 Era un cranio assoluto, provvisto di una ineguagliabile referenza : il titolo di Ragioniere, che attestava la sua impareggiabile capacità di “ragionamento”.



Qualcuno sussurrava che fosse anche parente di un potentissimo dirigente di un partito al potere (da verificare….)



In verità queste due qualifiche , come accade in ogni “regime” che si rispetti , potevano valere più di qualsiasi titolo accademico e gli avrebbero consentito , se lo avesse desiderato, di ricoprire qualunque incarico, compreso quello di chirurgo all’ospedale civile elbano.



 



Il viaggio  in america



 



 



Pare che, durante un viaggio negli Stati Uniti, il ragioniere si innamorasse di certi moderni impianti utilizzati per lo smaltimento dei rifiuti: una struttura simile poteva davvero rappresentare la soluzione ideale anche per l’isola d’Elba!



Questo impianto avrebbe selezionato i rifiuti ; soprattutto avrebbe diviso i residui organici dalle parti secche. Con i primi si sarebbero prodotti fertilizzanti e concimi per l’agricoltura, mentre con le seconde, triturate, si sarebbe prodotto il materiale, che bruciato, avrebbe poi assicurato una produzione di energia elettrica. Il tutto senza arrecare nessun inquinamento.



 



Gli otto sindaci



 



 



Le amministrazioni vennero informate della scelta e fu anche precisato che, operando lo stesso impianto le selezione dei rifiuti, i Comuni non avrebbero dovuto programmare alcuna forma di raccolta differenziata. Unico caso a livello nazionale i comuni elbani, del tutto in contrasto con i decreti Ronchi  ( che impongono alle Amministrazioni di effettuare la raccolta  differenziata e prevedono pesanti sanzioni  per gli inadempienti), non avrebbero dovuto accollarsi la raccolta differenziata del vetro, della carta, e della plastica. Gli otto sindaci, poveri allocchi, se la sono bevuta….



 



 La trovata del ragioniere



 



 



Sembra, che ad un certo punto , però, l’astuto ragioniere si rese conto che un impianto di quel tipo, se realizzato alla perfezione, sarebbe costato centinaia di miliardi, allora,  essendo uno che “ragiona”, decise di risparmiare riducendo al minimo la fase di selezione dei rifiuti: invece di cento o duecento nastri ruotanti mettiamone due o tre, tanto vedrai che funziona lo stesso! La conseguenza inevitabile di questa scelta da ragioniere, davvero geniale, fu la sola approssimativa divisione dei residui organici dalle parti secche, ( e il povero bruciatore, mutilato nelle braccia, in preda allo sconforto, non riuscì più a distinguere un preservativo da una lava stoviglie …..) Ciò provocò la produzione di un “compost” maleodorante (anziché inodore, come accade negli impianti che funzionano perfettamente) e inadatto agli usi agricoli.



 



 Il compost  e diossina



 



E adesso, tornando alla realtà, la cosa davvero di una gravità inaudita, dopo le scelte dell’astuto ragioniere, è che il materiale utilizzato come combustibile per il gassificatore, essendo composto non solo da parti secche ma anche da residui organici, brucia ad una temperatura più bassa di quelle di sicurezza, brucia cioè a meno di 800 gradi (600-700 secondo l’Arpat) e quando la combustione avviene a queste temperature produce diossina. La diossina, come tutti sanno, è un potentissimo cancerogeno, responsabile della morte per tumore di decine e decine di persone, a Seveso, una ventina di anni fa. Seveso distava alcuni Km dalla fabbrica in cui avvenne la dispersione di diossina così come, ad esempio, Portoferraio, dista solo 5 Km dal Buraccio, che non sono davvero nulla, specie quando tira vento di scirocco.



 



Gassificatore  o Bruciartore ?



 



Noi non sappiamo se è fuoriuscita diossina dall’impianto del Buraccio, ma di sicuro le Autorità competenti in materia di salute pubblica farebbero bene ad effettuare, quanto prima, le dovute verifiche e i doverosi controlli.



Siamo di fronte dunque, ad un clamoroso “ bidone”: si tenta di spacciare per “gassificatore” quello che per la non perfetta realizzazione, somiglia molto di più ad un volgarissimo e pericoloso inceneritore.



 



Tutto questo mentre si vanno a spendere miliardi per promuovere l’immagine dell’Elba come oasi naturale incontaminata.



 



 Gli effetti sul turismo



 



 



Quando i giornali e le agenzie tedesche verranno a conoscenza della cosa riteniamo che non si faranno tanti scrupoli nel diffondere la notizia, con prevedibili ripercussioni sul nostro lavoro e sulle nostre tasche.



La gente, al momento, è quasi inconsapevole del problema. Perché? Perché chi sa qualcosa tace. Tace ad esempio, la stampa asservita, che, tra i tanti distinguo, ci fornisce solo alcuni dati tecnici e numerici i quali, senza adeguata spiegazione, contribuiscono ad aumentare il polverone creato ad arte dal regime (ad esempio, su un quotidiano di qualche giorno fa si riportava un dato fornito dall’Arpat sulla temperatura di combustione, ma ci si guardava bene dallo spiegare che, a quelle temperature, si produce diossina. Questo sì che è giornalismo documentato, responsabile e “democratico”)



 



I sindcati , l’ispettorato del lavoro  e l’Als



 



 



I sindacati dei lavoratori, tuttora impegnati in  discussioni sui massimi sistemi (da cui dipendono le magnifiche e “progressive” sorti dell’umanità) non chiedono controlli e verifiche.



L’Ispettorato del lavoro non interviene, come non interviene la USL, nonostante i certificati medici attestanti i danni immediati già provocati dalle esalazioni di gas  e non ostante il responsabile USL in materia ambientale sia uno dei massimi dirigenti elbani di uno dei partiti al potere.



Non vengono pubblicizzati i risultati delle pochissime analisi fatte, che esprimono valori venti volte al di fuori norma. Non vengono istallate le centraline di controllo, previste dal capitolato d’appalto, che dovrebbero monitorare la zona adiacente all’impianto per verificare cosa viene immesso nell’aria al termine del processo di combustione.



 



 



Il Parco



 



Argutamente, non prende posizione l’Ente Parco, tanto il bruciatore è al di fuori del perimetro del parco e allora le cinciallegre non corrono alcun pericolo. Non intervengono nemmeno i fondamentalisti verdi , tutti assorbiti da problemi assai più importanti, come le condizioni di salute  dei gatti di Pianosa o la castrazione dei gatti randagi.



Se vogliamo davvero salvare noi stessi e i nostri bambini( e questa, credeteci non è affatto retorica) dobbiamo prendere tutti coscienza del problema e pretendere, da chi ci rappresenta, l’intervento immediato per la chiusura di questo immondo bidone di merda al veleno.



Una cosa, assolutamente non la vogliamo: non vogliamo commissioni d’inchiesta “interne” o nominate dai politici. Vogliamo che intervenga prontamente la magistratura, che si faccia luce su quello che è accaduto e che sta’ accadendo, che individui le eventuali responsabilità e sbatta in galera gli eventuali colpevoli.



Movimento Elba  2000



                                                               



                                                                                         Portoferraio 23.10.1998



 




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