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UNA PARTE IMPORTANTE DELLA NOSTRA MEMORIA


 

una pubblicazione di Marcello Meneghin "ACQUEDOTTI Realtà e futuro" la descrizione documentata delle incongruenza degli acquedotti italiani culminante in perdite occulte pari alla metà dell’acqua totale prodotta,:




.


 

D I S S A L A T O R E d i M O L A ... ( Riflessioni ) . . . di Luciano Campitelli

pubblicato giovedì 9 novembre 2017 alle ore 15:47:58


D I S S A L A T O R E   d i   M O L A ... ( Riflessioni )    . .  . di Luciano  Campitelli

 



 



Da gennaio ad oggi si è assistito ad un  comportamento di ASA - A.I.T.  oscillante fra due momenti : uno imperniato sino a giugno sull’ allarme per la  mancanza d’acqua all’Elba e per  possibili razionamenti estivi , l’altro  imperniato da giugno in poi  nel tranquillizzare per il futuro l’opinione pubblica elbana  con la proposta di dare immediata attuazione al progetto di un dissalatore a Mola  e di una seconda condotta sottomarina che avrebbero risolto  in via definitiva  le  gravi criticità idriche isolane .   L’altalenante atteggiamento di “stop and go” di ASA (di una sottile finezza manageriale) ha avuto spazio sulla stampa locale , cartacea ed  online ,  facendo emergere posizioni pro e contro il dissalatore . 



 



-   ( A )  Quanto testè premesso , ci ha indotti ad esercitarci  a fare  un’analisi numerico-matematica in termini idrico-quantitativi  immaginando ipoteticamente realizzato il dissalatore .  Qui di seguito riportiamo quanto  dedotto .



                                                                                



-   Dai dati disponibili del 2016 sappiamo  che :  (a) l’acqua potabile distribuita dagli acquedotti elbani è di circa 7,7 milioni di mc. /anno  coincidente in via presuntiva con il fabbisogno medio idrico  annuo  ; (b)  l’acqua di cui disponiamo annualmente deriva per il 47% da risorse locali (3,619  milioni di mc. d’acqua) e per il 53% dalla Val di Cornia (4,081  milioni di mc. d’acqua)  mediante la condotta sottomarina che ha una portata massima di 148 l/sec. ; 



 



-   Lo sviluppo degli acquedotti elbani è di 460 km.  così ripartiti  :   190 km. come rete di adduzione ai depositi  e  270 km. come rete di distribuzione all’utenza  ;



-   La rete di distribuzione ha una perdita che va oltre il 45% , equivalente ad una perdita d’acqua da rete distributiva dell’ordine minimo  (per difetto) di 3,465 milioni di mc. d’acqua all’anno , 



Ne consegue  che  basterebbe che ASA tappasse tutte  le falle della rete distributiva colabrodo per risolvere  il problema del deficit idrico elbano  ;



-   Il dissalatore  (1° straccio del  LOTTO  1)  darebbe 40 l/sec. producendo circa  1,25  milioni di mc. acqua/anno , oltre ad enormi quantità di salamoia , ingenti  tonnellate di salamoia nel tempo  ;



-    Ne consegue che la produzione di acqua dal dissalatore non riuscirebbe non solo  a coprire il fabbisogno idrico complessivo annuo , ma neanche il deficit  ;  se poi immaginassimo realizzato anche  il II° stralcio del LOTTO I  (giugno  2020) , la portata del dissalatore diverrebbe di  80 l/sec.  in grado di dare allora complessivamente  2,5 milioni di mc. d’acqua all’anno  del tutto insufficienti a coprire né il fabbisogno idrico annuo né il relativo deficit  .



-   Conseguenza di una oggettiva inconfutabilità è che  :  (a) stante la perdita da rete distributiva di circa  4,00 milioni di mc. d’acqua all’anno  ;  (b) stante il pressoché ormai permanente ultradecennale deficit idrico annuo dell’ordine medio rasentante i 4,00 milioni di mc. d’acqua /anno ;  (c) stante l’estrema esiguità della produzione idrica annua pari a mc. 2,5 milioni di mc. d’acqua /anno dal dissalatore con portata da 80 l/sec. nella presunta  concreta realizzazione a fine 2020 ,   il dissalatore di Mola non serve a risolvere  il problema idrico elbano  , che non è  un’opera strategica , come si va  sostenendo  ,  né ci esonererà  dalle ormai arcinote  criticità idriche estive , e quindi dai razionamenti .



-   Il fatto inaudito è che il gestore idrico si basa sull’assurdo  assunto , mai dimostrato  , che all’Elba non ci siano adeguate fonti di autoctono approvvigionamento idrico  .



-   Siccome un unico dissalatore a Mola  da  80 l/sec. non basta a coprire il 53% d’acqua che giunge dalla Val di Cornia  né tantomeno a coprire neanche il deficit annuo medio complessivo dell’Elba e quindi a non consentire mai all’Elba  concreta autonomia idropotabile  ,  ASA  ed  A.I.T.  propongono un secondo dissalatore  simil-Mola . Nel 2011 ASA aveva programmato un piano di 21 invasi collinari sul territorio elbano , poi naufragato dopo l’esito fallimentare di quello del Condotto , non vorremmo pensare che  oggi ci si accinga a programmare per l’Elba anche un  piano di dissalatori che verrebbero  definiti opere strategiche per una  reale autonomia idrica elbana . Alla luce di quanto già accaduto in un recente passato con gli invasi collinari , nulla diventa impossibile .



-   Esiste anche un non secondario  problema gestionale per cui i 5 pozzi che , finanziati dalla Regione , saranno realizzati nei prossimi mesi  serviranno di fatto  a sostituire altrettanti equivalenti pozzi ormai resi largamente improduttivi . Infatti,   la gestione dei campi pozzi dell’Elba si è concretizzata  nel loro erroneo  uso per cui , contrariamente a quanto avvenuto,   avrebbero dovuto essere  tenuti sempre a portata costante per impedire che  , altrimenti ,  i pozzi finissero con l’esaurire la loro funzione , divenendo improduttivi .



-   Risulta  che il fabbisogno idrico elbano supera la disponibilità idrica media in particolar modo per quanto riguarda il carico massimo  che si verifica nel periodo estivo.  Siccome  il calcolo del fabbisogno idrico , medio e di punta , è direttamente proporzionale alla popolazione residente e fluttuante ed alla dotazione idrica pro-capite  , quando , come nel caso dell’Elba , si passa da una popolazione invernale , stanziale e fluttuante ,   di circa 35.000 persone ad una di circa 350.000 ,  fra stanziali e turisti ,   ne deriva a nostro avviso che il fabbisogno di punta estivo teso ad impedire i razionamenti  dovrebbe essere correlato ad una portata complessiva non inferiore a 600 l/sec  almeno nei mesi di luglio ed agosto ,  portata che non sarà mai raggiunta neanche lontanamente con la realizzazione di due dissalatori .



                                                                           



-     ( B )  In una lunga intervista a tutta pagina del Telegrafo del 24 ottobre scorso rilasciata dall’ A.I.T. ( pagina 24  Cronaxhe Acqua e Ambiente)  dal titolo “le dieci risposte dell’Autorità Idrica sul dissalatore” , l’ottava domanda è formulata (sic) : “cos’è un’opera di interesse pubblico”  a cui l’A.I.T. risponde (sic) : “è un’opera che serve a tutti i cittadini , a tutta la comunità e risponde a criteri di servizio pubblico . Può contrastare con interessi privati molto localizzati” .



Stante il senso in sé lodevole ed in tutto condivisibile  della risposta data al  giornalista intervistatore ,   si chiede  all’ A.I.T.  e ad ASA di dire  se il cosiddetto laghetto del Condotto  a Portoferraio è a loro avviso   un’opera di interesse pubblico  che serve ai cittadini di Portoferraio e dell’intera comunità elbana e se risponde di conseguenza a criteri di interesse pubblico .  Nel caso del cosiddetto laghetto collinare del Condotto siamo lontani anni luce dal  senso insito nell’ottava risposta dell’ A.I.T. .  E’  un’opera costata qualche milione di euro di danaro pubblico dal risultato pratico di funzionalità idrica del tutto inesistente tant’è che , iniziati i lavori il 06/12/212 da terminare entro il 02/10/2013 ,  ad oggi non ha dato , né forse darà mai , neanche una goccia d’acqua mentre  era stato spacciato per un invaso collinare multifunzionale per uso irriguo ed idropotabile  che avrebbe risolto i problemi idrici di Portoferraio e dell’Elba in via definitiva .  La sconcertante vicenda del Condotto non può essere liquidata come finora fatto col più assordante silenzio in merito .



Ora viene con ferrea determinazione di ASA ed A.I.T. prospettato  un progetto pressoché già esecutivo per la realizzazione di un dissalatore ad osmosi inversa ( RO ) nella piana di Mola , cioè un vero e proprio impianto industriale del costo iniziale di costruzione aggirantesi sui 15 milioni di euro  di danaro pubblico che indurrà indiscussi effetti negativi sul piano ambientale , marino e terrestre . Le ingenti tonnellate di salamoia prodotta dal dissalatore andranno a depositarsi sul fondale marino  sotto forma di strati di sale molto spessi nel tempo , si formerà cioè sul fondale marino un bianco pavimento sottomarino che altererà  profondamente lo stato odierno di salute del mare  .



 Il dissalatore di Mola non è altro che un’improvvida estemporanea ed inefficace  soluzione ancorché minimale  per conferire reale concreta autonomia idropotabile all’Elba e conseguentemente a nostro avviso  “ non s’ha da fare” .



 Nel breve-medio  periodo occorre  realisticamente  :



-mantenere attiva  l’attuale condotta sottomarina ;





  •  





-  investire da subito ingenti importi per rimediare alle diffusissime falle della rete distributiva ;



-   implementare l’attuale apporto idrico autoctono locale mediante un serio  studio geologico-idrogeologico che dia conto oggettivo  delle  potenziali riserve idriche di superficie e di sottosuolo dell’Elba .



Nel medio-lungo periodo va individuata  una  soluzione strategica  che si basi su consolidate metodiche acquedottistiche  tecnico-geologico-ingegneristiche che sia per l’Elba foriera di definitiva autonomia idrica .  Una possibile soluzione  può consistere  nella realizzazione  di una  “galleria-serbatoio sotterranea sul Monte Capanne”  ( progetto Meneghin ) .



 



 




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