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UNA PARTE IMPORTANTE DELLA NOSTRA MEMORIA


 

una pubblicazione di Marcello Meneghin "ACQUEDOTTI Realtà e futuro" la descrizione documentata delle incongruenza degli acquedotti italiani culminante in perdite occulte pari alla metà dell’acqua totale prodotta,:




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PARLIAMO DEL DISSALATORE O DI TUTT’ALTRO? di Marcello Meneghin

pubblicato martedì 19 febbraio 2019 alle ore 10:04:26


PARLIAMO DEL DISSALATORE O DI TUTT’ALTRO?
di Marcello Meneghin

 



 



Direttore Muti,



mi riferisco alla sua apprezzata nota “IL COMITATO DI MOLA E’ CONTRO, O E’ A FAVORE DEL DISSALATORE? Di G.Muti” pubblicato venerdì 15 febbraio 2019 alle ore 14:44 per dirle che quello che mi spaventata nella faccenda del dissalatore e  più generalmente nelle modalità di alimentazione idropotabile dell'Elba è un fattore gravissimo: la faciloneria che viene usata nel prendere decisioni determinanti.



 



Al riguardo occorre fare un po’ di storia.



 



Al momento della decisione di costruire i 21 laghetti io nel consultare il progetto ASA rilevavo che la descrizione a delle opere da eseguire non comprendeva affatto un dettaglio importante: il diaframma di impermeabilizzazione delle spalle e del fondo diga. Le dighe di ritenuta costruite da almeno 50 anni a questa parte prevedono, in aggiunta allo sbarramento in muratura vero e proprio, anche un diaframma di impermeabilizzazione delle spalle e del fondo lago il cui costo è rilevante in quanto richiede delle profonde e numerose perforazioni della roccia e l’iniezione a pressione di ingenti quantitativi di cemento necessaria per costituire una grande barriera sotterranea che impedisca ogni fuga d'acqua dal lago artificiale appena costruito.



 



Da rilevare come nelle descrizioni ASA del lago Condotto non si è mai stato citato questo costo nè tanto meno l'importanza che riveste il diaframma per la tenuta idrica dello sbarramento. In quel tempo io mi ero affrettato a scrivere nei blog elbani chiedendo se il nuovo laghetto del Condotto sarebbe munito di diaframma di impermeabilizzazione allegando alla mia nota addirittura un disegno del potentissimo diaframma della diga Enel della Val Noana in Trentino alla cui costruzione ho lavorato anch'io.



Ai miei messaggi sull'argomento vennero  associati, concordi, quelli del geologo Luciano Campitelli. Ovviamente non venne data alcuna risposta. Il laghetto del Condotto venne costruito con un costo di circa un milione e mezzo di euro costo che, a quanto risulta, non comprende affatto le spese per il diaframma. A due anni di distanza tale laghetto non è mai stato utilizzato ed a me sembrerebbe corretto che chi lo ha costruito tranquillizzasse tutti noi comunicando le ragioni per cui non è utilizzato e magari vi si dichiarasse la tipologia di diaframma di impermeabilizzazione eseguito precisando il numero e la profondità dei fori fatti in roccia nonché le molte tonnellate di cemento immesse a pressione nei fori stessi per ottenere la necessaria impermeabilizzazione delle spalle e del fondo del laghetto Condotto.



 



Passiamo all'arrivo del desalinizzatore.



Preciso che intendo parlare proprio di un desalinizzatore cioè di un dispositivo che trasforma l'acqua del mare in acqua potabile. Alcune volte si accenna  a qualcosa di diverso ma è solo di questo che in realtà si è parlato fin dall'inizio. Il primo progetto, a detta del progettista, era di per sè rivoluzionario e straordinariamente economico ed intelligente. Infatti per attuare la desalinizzazione non si intendeva procedere nella maniera tradizionale ma invece si decideva di adottare, intelligentemente ed economicamente, un modo particolare e tale da offrire grandi economie sia nella costruzione sia nella gestione del complesso macchinario.



 



La grande idea consisteva nell'evitare la condotta di presa dell'acqua direttamente dal mare ma invece di utilizzare l'acqua emungibile dai pozzi esistenti a Mola tramite le pompe sommerse dei pozzi medesimi fatte funzionare con una depressione di falda di qualche decina di metri rispetto al livello del mare e sufficiente per avere a Mola l'acqua di mare bella e pronta per essere immessa nel desalinizzatore che vi doveva sorgere.



 



Come io ed il geologo Luciano Capitelli abbiamo sentito questa notizia siamo scattati come le molle citando i deleteri esempi già accaduti in Italia e segnalando il grave pericolo che incombeva sui terreni di Mola a causa della temuta risalita del cuneo salino. Ora io non intendo accreditarmi chissà che meriti ma la realtà è questa : a Mola si intendeva veramente desalinizzare l'acqua dei pozzi deprimendo la falda di decine di metri con le pompe sommerse dei pozzi stessi: io conservo gli articoli di giornale che lo descrivono. Lo specifico chiaramente: un errore madornale dovuto all'uso inveterato di quella stessa faciloneria che ha caratterizzato il laghetto Condotto di cui si è detto, errore non ancora commesso in realtà e che non si pensa per nulla di commettere in quanto, per le ragioni più naturali ed importanti , il progetto esecutivo del dissalatore di Mola comprende nella versione ufficiale la normale condotta di presa diretta di acqua salata dal mare rinunciando alla originaria geniale, economica idea di desalinizzare l'acqua dei pozzi di Mola.



 



Devo aggiungere che la straordinarietà del desalinizzatone di Mola non è affatto terminata. A mè fa impressione la progettata costruzione di un impianto di sollevamento posto in riva al mare ed in prossimità delle spiagge all'estate molto usate dai turisti. Tale impianto, che io uso chiamare semplicemente impianto di sollevamento oppure impianto di pompaggio, nel progetto del desalinizzatore viene denominato con il suo roboante nome di INTAKE ma pur è sempre e soltanto un impianto sotterraneo di pompaggio ritenuto indispensabile per trasportare l'acqua del mare dalla spiaggia dei turisti fino al vicino impianto di desalinizzazione.



A me sembra grave l'aver pensato di ubicarlo in quel posto dove recherà senza dubbio fastidio ai turisti mentre potrebbe benissimo essere trasferito nelle immediate vicinanze del desalinizzatone liberando la spiaggia dalla sua ingombrante presenza e portandolo a costituire un tutto unico con l'impianto di desalinizzazione medesimo . Per farlo basterebbe soltanto eseguire una parte della condotta di collegamento spiaggia-desalinizzatore con trivellazione sotterranea atta ad impedire la necessità di innescare il sifone che si impone essendo il terreno dove nascerà il desalinizzatore posto ad una quota di soli 5 m. sul mare.



 



Ma non è tutto . Bisogna riconsiderare che l’acqua in uscita dal desalinizzatore sarà acqua distillata e priva di sali e, per renderla potabile, essa dovrà essere rimineralizzata. Anche in questo caso la fervida fantasia dei progettisti non ritiene di usare quegli additivi chimici di prammatica ma, come sempre, si è progettato di fare molto meglio e cioè di diluire semplicemente l’acqua distillata in uscita dalle apparecchiature di Mola con quella già salata dei pozzi di Mola stessa. Questo è quanto è stato pubblicato e questo io ho letto sulla stampa locale facendo rilevare per l’ennesima volta l'acutezza di progettazione nel ricercare soluzioni straordinariamente economiche. Io non ho affatto esperienza nel funzionamento di desalininizzatori conosco però molto bene i pozzi artesiani ed in dettaglio conosco le caratteristiche dell’acqua che si può estrarre da pozzi come quelli di Mola posti in prossimità della sponda del mare, La loro caratteristica è quella di variare di salinità minuto per minuto in funzione di diversificati elementi come la pioggia che cade dal cielo e la depressione di falda provocata dalle pompe sommerse. A questo punto vorrei sapere come si potrà effettuare un’operazione delicata come la rimineralizzazione dell’acqua distillata la quale, a sua volta e come precisato dal gestore, avrà una portata continuamente variabile essendo modulata dall’impianto di telecontrollo e telecomando, come si potrà effettuare tale rimineralizzazione aggiungendo a quella distillata e continuamente variabile l’acqua dei pozzi esistenti a Mola le cui caratteristiche chimiche variano anch'esse minuto per minuto.



Dimenticavo l'errore principe quello madornale  che rende nulla l'utilizzazione del dissalatore di Mola, di tutti gli altri che ne faranno seguito e di qualunque altra futura  fonte d'acqua potabile: la mancannza all'Elba di un invaso, di  un grande serbatoio comunque trealizzato ma che sia  in grado di effettuare una buona compensazione delle portate  e cioè di immagazzinare acqua potabile  nei periodi di esubero  per restituire in quelli  di bisogno determinanti portate del prezioso liquido . Senza di tutto ciò il rifornimento idropotabile delì'Isola non sarà mai risolto correttamente e, visto e considerato che di tale importante questione non se ne parla mai, il risultato finale definitivo non può che essere la persistenza di gravi disservizi idropotabili elbani.



Sig. direttore Muti . A mè non resta che sperare che quanto ho scritto avendolo rilevato da pubblicazioni ufficiali della stampa locale elbana, da documenti ufficiali e soprattutto dalla mia esperienza  acquedottistica, non abbia a corrispondere in tutto o in parte alla verità, cosa che del resto ASA potrebbe o dovrebbe confermare o confutare, perché nel caso esso fosse vero come io ritengo, allora mi dovrei confessare a lei in tutta coscienza forse con un po' di enfatizzazione .



Ad una persona molto anziana come il sottoscritto sembra di essere ritornato ai tempi dell'asilo infantile quando i ragionamenti che si facevano tra noi bambini erano molto simili a quelli sopra esposti.





 




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